giovedì 22 gennaio 2009

La società dei consumi

Eh si, siamo in crisi. Non lo dico io, ma i dati.

Ci sono termini di cui non si conosce più il significato, come lavoro a tempo indeterminato o occupazione fissa, che ormai sono caduti in disuso... L'altro giorno ho provato a scriverle su google e mi è apparso la scritta:"... forse cercavi LAVORATORE PRECARIO!"

E mentre noi siamo qui a elemosinare contratti su contratti presentati come se fosse tutta manna scesa dal cielo, i governi cosa fanno? Si danno la colpa tra di loro oppure dicono che non ci sono motivi di preoccuparsi in quanto si tratta di una crisi europea... come se mi facesse piacere sapere che tutta l'Europa arranca ad arrivare a fine mese...

Possibile che nessuno si preoccupi di fare qualcosa per uscirne?

Certo che con la nostra mentalità 100% made in Italy non è facile uscirne... Siamo più interessati alle tette di Cristina del Grande Fratello o dove finirà Kakà che alle nostre condizioni economico-politiche...

Non so voi ma questa società dei consumi mi consuma...

giovedì 11 dicembre 2008

Addio al "Delle Alpi"

Il prato non c’è più, è una boscaglia di rovi e detriti. Neppure la curva c’è più: invece dei gradoni, verso la sommità del terzo anello sale una collina di terra battuta. E poi sassi, spuntoni, zolle masticate da giganteschi denti. C’è tutta la terribilità di una demolizione, nella morte dello stadio Delle Alpi, che forse vale la pena guardare chiudendo gli occhi e immaginando l’impianto che verrà. Perché, se invece si tengono aperti, è come se un tornado si fosse appena abbattuto nel salotto di casa vostra.La sera dell’inaugurazione, nella primavera del 1990 c’era tanto di quel traffico da diventare matti. Mista di Juve/Toro contro il Porto. I mondiali a un passo, e la città orgogliosa di un catino per il calcio finalmente grandioso. E ne sarebbero successe di cose, qui dentro, fino alle ruspe di ieri: chiamate ad abbattere cemento, ma anche errori. Perché se una città si disfa di un ciclope del genere dopo neppure vent’anni, vuol dire che qualcuno ha sbagliato. E che sono stati demoliti anche tanti, tanti soldi. Sessanta miliardi di vecchie lire per la precisione.È un bel pomeriggio di sole, non si direbbe neanche un funerale e invece un po’ lo è. L’astronave viene fatta a pezzi: via i seggiolini della tribuna, anche se gli ultrà seppero a suo tempo fare di meglio, cioè di peggio. Via l’erba di Del Piero e Zidane, ma anche quella di ToroAjax, antica finale di Coppa Uefa. Una sera, qui, sembrò proprio di essere al circo: cinque anni fa, Juventus contro Real Madrid, tanti di quel fenomeni in campo che pareva una partita di Fantacalcio. Semifinale di Champions, stravinsero i bianconeri che poi sarebbero stati sconfitti ai rigori dal Milan, nella finale di Manchester.Oppure quell’altra volta: una festa scudetto per la Juve di Vialli e Ravanelli, quando i tifosi smontarono il campo quasi come ieri. Resterà indelebile, per chi c’era, la scena del tifoso bianconero che uscì con una traversa sottobraccio.Adesso il silenzio è interrotto non dai boati del tifo, ma dai colpi di maglio. Rumore di cingoli, voci isolate di operai e tecnici. I becchini, o forse le levatrici. Qui si muore, qui si nasce: il nuovo impianto della Juve, quello che si chiamerà con il nome di uno sponsor, non avrà la pista che allontanava i giocatori dal pubblico, sarà più piccolo (20 mila spettatori in meno) e più compatto, avrà negozi e un parco giochi. Invece, l’astronave aveva un sacco di spazio vuoto: quando le si camminava nella pancia, i passi rimbombavano forte e non si finiva mai di passeggiare. Stanzoni, corridoi, scale: un labirinto, un posto perfetto per quei sogni terribili dove si scappa e non si esce.Quanto spreco, però. Questo ammasso di cose ormai inutili l’ha pur pagato qualcuno. Si ritorna con la memoria alle “notti magiche” di Italia 90, a tutti i ruderi che sono stati poi abbandonati in angoli remoti di città, per esempio i “centri stampa” che erano come enormi palloni e che sono caduti tutti in disuso, presto o tardi. Quella colossale occasione sciupata, la cascata di denaro pubblico e privato ingoiata dall’Evento: eppure, dopo neanche vent’a nni abbiamo gli stadi più vecchi d’Europa, scomodi, pericolosi. Ci divertimmo con BrasileArgentina, e poi qui la Juve vinse un bel po’ di cose, ma sempre sentendosi ospite in casa d’altri, dentro lo stadio troppo grande, troppo freddo (in ogni senso: ambientale e climatico, perché d’inverno si moriva di freddo, c’erano correnti dappertutto) e troppo vuoto. Perché il Delle Alpi è stato affossato anche dalla crisi del calcio, da un modello televisivo sempre più invadente (ma anche più comodo, economico e sicuro) e dalla grandiosità diventata inutile. Torino non è Milano, e il pienone si è verificato ben poche volte: l’ultimo ad esserci riuscito, non è Del Piero ma Vasco Rossi.Adesso si provano strane, ambigue sensazioni di fronte a queste tonnellate di niente che però è stato qualcosa. Davanti a queste macerie, le interiora di un pezzo di Torino che avrebbe dovuto riscattare un quartiere difficile senza mai riuscirvi. Gli identici discorsi ripetuti dalle autorità al Lingotto, quando la Juventus ha presentato il suo nuovo impianto: un’occasione per le Vallette, non solo super carcere e mattatoio ma un luogo di sport da vivere sette giorni su sette. Pura utopia: non accade neppure in Inghilterra, dove hanno gli stadi modello.Crolla un po’ di storia di Torino, frantumata da quel che sarà. Povero e neanche vecchio Delle Alpi: meglio sarebbe stato non averti mai costruito, con quella pista d’atletica che servì una volta sola, per il Grand Prix. Una volta sola, dal 1990 a ieri. Insieme al tuo corpo, al tuo scheletro e alle tue carni di cemento, cade anche quel ridicolo nome più adatto a una pensione in Val di Lanzo. Delle Alpi. Chissà se sarà peggio il prossimo. Dipende dallo sponsor, auguri.

venerdì 21 novembre 2008

Deliri personali...

Caro lettore,

lo sò che ultimamente ho tradito le tue aspettative, comprendo la tua presa di posizione ma credo che la linea che stai adottando, ovvero quella dell'indifferenza, sia eccessiva. Redigere un blog certo è cosa semplice, chiunque armato di un pc e di una connessione ad Internet lo può fare... Ma non cadere nella banalità tipica di coloro che fanno dell'egocentrismo un modo di vivere... bhè questo proprio no. Bisogna imparare dai grandi scrittori che pur in maniera ripetitiva hanno sempre perseverato nel proprio stile senza cercare di battere territori che non gli appartenevano. Non me ne vorrai quindi se a volte passano giorni affinchè l'ispirazione decida di produrre i suoi frutti, ma sai i nemici come il tempo, l'umore e la voglia ultimamente si sono fatti sempre più agguerriti e in più di un'occasione hanno avuto il sopravvento.
Per questo motivo mi scuso se ultimamente non sono stato all'altezza della situazione, e ti prometto che farò di tutto per riconquistare la tua fiducia. Non ti ho dimenticato, ho sempre una gran voglia di prendermi cura di te anche se non sempre riesco a dimostrartelo. Certo che anche tu però potresti fare lo sforzo di dire la tua, qualche volta potresti anche esporti. Lo sò che ci hai pensato mille volte ma continui a rimandare, ma sai per me importante sapere chi c'è aldilà della barricata.

Con la speranza di aver riconciliato i rapporti ti saluto e ti ringrazio per la tua comprensione.

Yari Buccoliero

P.S.
Questo piccolo e insignificante post è dedicato a mio zio Pippo.

venerdì 7 novembre 2008

C'è solo un capitano

Mi dispiace ma non riesco proprio ad esimermi dal farlo. Non posso proprio. Devo scrivere un post su Alessandro Del Piero!
Più per coerenza che per fede calcistica. Più per necessità che per altro.
Non me ne vogliano i tifosi delle squadre avversarie, ognuno sostiene i propri beniamini ed è giusto così... ma qui si parla di uomini e non tutti i campioni lo sono.
Alcuni anni fa Del Piero sembrava essere all' apice della sua carriera. "Ci ha fatto perdere un europeo... E' un giocatore finito... non ce la fa più" erano le frasi ricorrenti. Ora, alla veneranda età di 34 anni festeggiati con un gol su punizione al Chievo, è al culmine della sua attività fatta di momenti belli e brutti, ma comunque gloriosa.
In tutti questi anni mai una presa di posizione, mai una dichiarazione eclatante, mai un cedimento alle lusinghe inglesi, solo gol. Per un'attacante è sempre la risposta migliore.
E finalmente l'altra settimana al Bernabeu la sua consacrazione, quella che non avuto dal pallone d'oro negatogli anni addietro forse perchè troppo giovane e che non riceverà neanche ora perchè troppo vecchio. Ma non è una novità, la stessa sorte è toccata a Baresi e a Maldini e per ora anche a Buffon.
Quello che è successo a Madrid però vale più di 100 vittorie, è un bagaglio che in cuor suo nessuno potrà scalfire... finalmente una volta tanto chi vince è lo sport.
Qui nessuno può dire che è stato merito di Moggi, qui tutto è alla luce del sole. Del Piero esce sotto gli applausi scroscianti degli spagnoli, che notoriamente non sono il simbolo della sportività, e quasi per scusarsi delle 2 reti realizzate rivolge loro un inchino contaccambiando l'applauso.
Grazie Capitano ultimo baluardo di un calcio che non c'è più!

martedì 4 novembre 2008

Nessuno tocchi Roberto Saviano

La verità ha un prezzo. Alto, altissimo. Ma Saviano ha deciso di pagarlo fino all'ultimo centesimo.
Incurante di ciò che comporta esporsi davanti a migliaia di persone racconta la verità. Ma non la sua. Saviano racconta la verità punto. Quella che è sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno vede, quella che tutti conoscono ma che nessuno sà.
Mi è capitato di vederlo in televisione la settimana scorsa. Non un momento di esitazione, non un istante d'insicurezza. Saviano racconta lo scempio che si stà consumando in un luogo a lui molto caro: la sua terra. Ma quanto deve credere una persona in quello che fa per essere come lui? Tanto, ma veramente tanto. Mi sento davvero piccolo in confronto a lui.
Ma quello che più mi disgusta è il giudizio espresso dalle stesse persone che difende nel suo libro Gomorra. Non tutte, sia ben chiaro, ma comunque un buon numero.
Saviano si è fatto i soldi con quel libro... Qui è sempre stato così... Non c'è solo la camorra... Così recitavano alcuni ragazzi di una scuola di Casal di Principe. Come se Saviano i soldi se li fosse guadagnati in maniera disonesta, o come se adesso potesse godere dei frutti del suo lavoro di reporter. Per chi non lo sapesse Saviano, per motivi facilmente intuibili, è costretto a vivere spostandosi da una caserma all'altra senza poter avere più contatti coi suoi familiari. Come se fosse agli arresti domiciliari. Questo il prezzo che ha sborsato per la sua coerenza.
Io sono con lui. Nessuno tocchi Roberto Saviano.

lunedì 13 ottobre 2008

Rapina sventata...


Si lo so! Sono polemico!
Ma c'è una cosa che davvero non sopporto... le INGIUSTIZIE!!!
Tifo sempre per il più piccolo, per il più debole... non è una presa di posizione, piuttosto un'indole.
Ed è così che sabato sera ho pensato di raggiungere i miei amici in un famoso ristorante di Torino per festeggiare il compleanno del buon vecchio Onny.
Ci tengo a precisare che la nomea di questo ristorante è risaputa più che altro dalla caratteristica cucina romana che dice di offrire più che dalla qualità del servizio offerto.
Comunque, non potendo essere presente alla cena ci tenevo a brindare e a mangiare una fetta di torta con un caro amico... almeno così pensavo.
Ma appena entrati succede l'irreparabile!
Premetto che non mi irrito facilmente, anzi cerco di essere sempre accondiscendente con le persone, chi mi conosce lo sà bene... ad ogni modo mi si presenta d'inanzi una losca figura che volgarmente definirei una grande testa di cazzo, che mi dice (anche sorridendo) che per l'entrata facevano 10€ e in più la consumazione era obbligatoria...
Subito ho pensato di essere entrato in un night, allora esco e guardo l'insegna... è proprio la stessa da vent'anni, perciò non mi posso sbagliare...
Non posso stare a questo genere di soprusi... l'istinto d'insultarlo era davvero forte, ma la situazione non lo permetteva...
Allora con il mio caratteristico aplomb pugliese gli chiedo se potevo consegnare un piccolo presente ad Onny senza dover rincorrere a tariffe varie. La testa di cazzo annuisce, quindi mi reco dal mio amico e gli spiego la situazione. Naturalmente Onny si offre di pagare, ma è proprio qui che stà il punto! Non esiste! Pagare e per cosa? Perchè sono entrato in un ristorante dove c'è uno che canta? Mica l'ho assunto io e manco fosse Robbie Williams... magari a fine cena gli verso pure i contributi...
Intanto la testa di cazzo passa di nuovo, controlla, guarda se effettivamente non mi sono seduto con gli altri. Dopo avergli augurato che la finanza organizzasse un rave nel suo locale da quattro soldi, esco.
E pensare che il conto del tavolo faceva ben 420€.
La cosa che più mi rattrista è che ormai queste rapine sono entrate nel quotidiano... anche i comandamenti sono diventati 9... Potere del vile dio denaro!!!





venerdì 10 ottobre 2008

La grande mela

Forse vi siete già chiesti perché New York venga definita “La Grande Mela”, ma sicuramente molti non ne hanno idea...
Dovete sapere che il termine “The Big Apple” ha un’origine del tutto particolare. Tale termine infatti fu sentito per la prima volta nel gennaio del 1920 da Fitzgerald sulla bocca di due stallieri afroamericani di New Orleans, che definirono così l’ippodromo di New York. A Fitzgerald piacque l’espressione e così la usò sul suo giornale riferendosi a notizie riguardanti appunto l’ippodromo.
Nel 1930 un gruppo di musicisti jazz iniziarono a chiamare “The Big Apple” la città di New York.
Nel 1971 Charles Gillet, presidente dell’ufficio del turismo, usò il termine nella campagna di promozione della metropoli. Infine nel 1997 il sindaco Rudolph Giuliani ha battezzato “Big Apple Corner” l’angolo tra la 540 strada ovest e Broadway (dove Fitzgerald abitò per alcuni anni) per rendere omaggio al grande scrittore, in qualche modo padrino della definizione.
E' passato un anno da quando ci sono stato, non vi voglio annoiare con l'elenco di tutto ciò che ho visto ma piuttosto m'interessa rivivere con voi le sensazioni che ho provato!
Times Square
E' stato il primo posto in cui sono approdato, visto che mi trovavo a pochi passi da qui. C'era un via vai di gente continuo, i negozi erano aperti praticamente 24h su 24h e le insegne facevano si che il giorno si confondesse con la notte...
Statua della Libertà
Quasi tutti quelli che la visitano rimangono delusi, forse perchè si aspettano di vedere chissà quale strabiliante creatura... A me però è piaciuta, forse non tanto per la statua in sè, ma per quello che rappresenta, ovvero il simbolo di New York...
Ellis Island
Emozionante. Davvero tanto. Immaginavo i milioni di immigrati che approdavano in quella che per 50 anni è stata la maggiore frontiera d'ingresso degl Stati Uniti. All'interno c'è un database in cui si possono ricercare notizie su eventuali parenti passati da qui.
Ground Zero
Di quello che non troppi anni fa veniva chiamato Worl Trade Center non rimane che un immenso cantiere. Ricordo la tristezza nel vedere cosa era rimasto dopo i fatti dell'11 settembre. Pensavo alle persone che hanno perso la vita in quel fatidico inferno. Angosciante.
Ponte di Brooklyn
Affascinante. L'ho percorso tutto a piedi. La parte superiore permette l'accesso ai pedoni da un lato e ai ciclisti dall'altro, mentre nella parte inferiore transitano solo i veicoli. Stupendo.
Empire State Building
Dopo un'ora e mezza di coda finalmente arrivo sulla terrazza situata al 102esimo piano. Guardavo giù e mi tremavano le gambe. Non mi sono mai sentito tanto piccolo. Imperioso.
Central Park
Qui era facilissimo perdersi. Era enorme, come tutto del resto. Dopo aver camminato non sò quanto sono giunto allo strawberry field, una sezione del parco dedicata alla memoria di John Lennon assassinato non molto distante. E' famoso il mosaico con la scritta IMAGINE. Il mio pensiero in quel momento era tutto per lui.